Come funziona una protesi peniena?
Il sangue non circola più così occorre sopperire a questa mancanza per far funzionare l’organo. Le protesi idrauliche da me utilizzate sono dette tricomponenti. Sono formate da due cilindri gonfiabili da un dispositivo attivatore e da un reservoir di forma sferica. Manualmente si avvia il meccanismo di attivazione, che si trova nascosto all’interno dello scroto tra i due testicoli, e che fa arrivare il liquido, una soluzione fisiologica, dal reservoir all’interno dei cilindri posti nei due corpi cavernosi che in tal modo si gonfiano e si irrigidiscono.

Quali sono le caratteristiche della tecnica da lei utilizzata e quali i vantaggi rispetto ad altre?
La tecnica da me impiegata, definita Minimally invasive penile prosthesis implant, ha la caratteristica di essere mini-invasiva e dunque rivoluzionaria: l’ho imparata e messa a punto dopo un lungo periodo di formazione negli Stati Uniti, dove ho collaborato con uno dei più importanti chirurghi andrologi americani, il professor Paul Perito del Coral Gables Hospital in Florida. La utilizzo soprattutto nei pazienti operati per carcinoma della prostata e in quelli affetti da deformità del pene per una induratio penis plastica.

L’innovazione sta tutta nella tecnica utilizzata per posizionare l’impianto: si effettua una incisione infrapubica alla base del pene di appena 2,5 cm per l’impianto delle protesi peniena idraulica. L’intervento dura venti minuti, contro i 50 minuti di quello tradizionale. A tutto beneficio del dolore post operatorio, che è quasi inesistente, e del rischio di infezioni che diminuisce considerevolmente ed è prossimo allo zero per cento. Prima l’incisione chirurgica veniva effettuata tra il pene e lo scroto, con un fastidio post operatorio di gran lunga superiore e la possibilità del paziente di attivare il sistema soltanto dopo un mese. Ora con questo nuovo approccio i tempi si sono notevolmente abbreviati e già dopo 7 giorni dall’intervento si può attivare il sistema, e la ripresa dell’attività sessuale comincia a un mese di distanza.

Quanto è importante l’aspetto psicologico di accettazione della protesi?
Una volta superato l’aspetto oncologico, ci si deve soffermare sull’aspetto psicologico e sulla vita sessuale del paziente. In linea di massima gli operati di carcinoma alla prostata sono sopra i 60 anni, anche se la diagnosi precoce grazie all’introduzione del PSA permette di individuare il tumore anche intorno ai 50 anni. Tutto questo non significa però che si debba, una volta superata la malattia, rinunciare a una vita sessuale attiva e soddisfacente, che dà benessere psico-fisico ed energia anche per gestire la malattia.

Occorre accettare il problema. Molti pazienti rinunciano a una vita sessuale attiva perché il pensiero di impiantare una protesi peniena è vissuto come un deficit e una menomazione. Nell’immaginario comune si crede che il dispositivo endocavernoso sia un qualcosa di esterno all’organismo, con la famosa pompetta visibile a occhio nudo. Al contrario questo tipo di impianto è interno all’organismo e del tutto invisibile e consente di avere una turgidità del pene pari a quella di un ragazzo di 20 anni. Dovrebbe per questo motivo essere paragonato per l’utilità sulla qualità di vita a una protesi dell’anca o a una valvola cardiaca.