Disfunzione Erettile dopo Tumore alla prostata: La terapia migliore è la Protesi del Pene

L’Havana-Cuba – Novembre 2017

La terapia migliore per la disfunzione erettile dopo un Tumore alla Prostata è la Protesi del Pene. È questo il dato che emerge dal Congresso Nazionale Cubano di Urologia che si svolge in questi giorni all’Havana.
A riportare questi dati di fronte ad una platea composta dai maggiori esperti provenienti dagli USA e da tutto il Latino-America è il ricercatore universitario italiano Prof. Gabriele Antonini di Roma.

Dott. Antonini come mai è stato invitato qui a Cuba?
Ho presentato qui a all’Havana, al Congresso Nazionale Cubano nella sezione dedicata all’Andrologia chirurgica nel contesto del Simposio dell’AUA Associazione di Urologia Americana i risultati dello studio multicentrico che stiamo portando avanti da diversi anni tra il mio istituto, il Coral Gables Hospital di Miami e la Clinica Central Cira Garcia de l’Havana. La collaborazione internazionale si basa sulla valutazione dei risultati dopo terapia farmacologica con gli inibitori della Fosfodiesterasi di tipo 5 (Viagra n.d.r.) i farmaci iniettivi endocavernosi e l’impianto di una protesi peniena idraulica di ultima generazione. La ricerca è stata condotta sui miei dati e quelli di due dei massimi esperti mondiali nel settore, il cubano Prof. Ramiro Fragas Valdes e l’americano Prof. Paul Perito. Dallo studio è emerso che la terapia farmacologica da una buona risposta solamente nel 15% dei casi mentre la terapia chirurgica in termini di attività sessuale e di miglioramento della qualità di vita dei pazienti prossimo al 99%. Inoltre il dato maggiormente significativo che abbiamo riportato è che temporeggiare prima di effettuare un impianto protesico significa avere un notevole ed irreversibile accorciamento del pene causato dalla scarsa ossigenazione dei corpi cavernosi. I pazienti perdono in media da 1 a 2 cm sia in lunghezza che in circonferenza.

Com’è nata questa collaborazione?
Già da diversi anni collaboro con il più importante chirurgo americano nel settore il Prof. Paul Perito di Miami ed ho perfezionato grazie al suo aiuto la tecnica mini-invasiva. Questa è una chirurgia fortemente risolutiva per i problemi di deficit erettile organici come nel caso del diabete o per i pazienti che hanno avuto una chirurgia della prostata o del colon retto post malattia oncologica.
Purtroppo però è ancora poco conosciuta. Con i colleghi urologi cubani abbiamo deciso di intraprendere un training intensivo sull’impianto mini-invasivo di protesi idrauliche per formarli e creare un centro medico che possa diventare nel tempo un riferimento internazionale per tutti i problemi legati alla sessualità.
Per me è un privilegio ed un onore partecipare come docente alla creazione di questo progetto così ambizioso.

Dott. Antonini cos’è una protesi del pene?

 

È un dispositivo idraulico formato da tre componenti due cilindri, un piccolo serbatoio ed un meccanismo di attivazione. Viene impiantata all’interno dei corpi cavernosi del pene. Va a sostituire il sistema idraulico fisiologico dell’erezione con un meccanismo che utilizza soluzione fisiologica al posto del sangue.
La protesi idraulica è completamente invisibile perché completamente all’interno del corpo e permette di ottenere un’erezione di consistenza e aspetto non distinguibile da un’erezione naturale.

Qual è l’indicazione ad impiantare una protesi al pene?
Una protesi peniena è la migliore opzione chirurgica e può essere effettuato a qualsiasi età.Viene utilizzato in tutte le forme di disfunzione erettile che non rispondano ad altri presidi terapeutici o nei casi in cui i trattamenti farmacologici siano controindicati o abbiano determinato la comparsa di importanti effetti collaterali.

Ci parla di questa nuova tecnica chirurgica?
L’innovazione sta tutta nella tecnica utilizzata per posizionare l’impianto: si effettua una incisione infrapubica alla base del pene di appena 2 cm per l’impianto delle protesi peniena idraulica. L’intervento dura circa 15 minuti, contro i 50 minuti di quello tradizionale con il “taglio sullo scroto” a tutto beneficio del dolore post operatorio, che è quasi inesistente, e del rischio di infezioni che diminuisce considerevolmente ed è prossimo allo zero per cento. Con questo nuovo approccio i tempi si sono notevolmente abbreviati così come il temibile rischio dell’infezione della protesi. Già dopo 7 giorni dall’intervento si può cominciare ad attivare il sistema. La ripresa dell’attività sessuale comincia a un mese di distanza.