Come si impianta una protesi al pene?


 La vita sessuale è una cosa seria, l’ingegneria idraulica anche.

pene_cavernousImmaginare la frustrazione di un uomo che, per un motivo o per l’altro, non può più avere un’attività sessuale regolare non è difficile. Stranirsi all’idea che l’erezione possa essere indotta da una pompa idraulica innescata da un bottoncino che si trova nello scroto, neanche. Se poi si pensa che molti pazienti si compiacciono perché l’iniezione idraulica garantisce un’attività sessuale potenzialmente infinita—che non dipende dall’afflusso di sangue ma dalla semplice attivazione del meccanismo—il cervello va in fumo come quando si sentono storie di mogli che somministrano il Viagra di nascosto ai mariti.

Il Dott. Gabriele Antonini si occupa da anni di impiantare protesi al pene in pazienti affetti da patologie gravi. È l’urologo italiano che ha eseguito più operazioni di questo tipo l’anno scorso, ed è l’unico in Europa a utilizzare una tecnica avanguardistica molto poco invasiva. Lo abbiamo contattato per capire chi sono i suoi pazienti, come li convince a farsi operare, e come funziona e dove si impianta questa leggendaria pompetta.

Motherboard: Di cosa si occupa, nello specifico?
Gabriele Antonini: Sono un medico chirurgo specializzato in urologia. Mi occupo in maniera specifica dell’impianto di protesi al pene, cioè di dispositivi endocavernosi (posizionati all’interno dei corpi cavernosi) che vanno a sostituire l’erezione fisiologica.

Chi sono i suoi pazienti?
Tutti gli uomini con deficit erettile. Finché si riesce a sopperire a questo deficit con terapie orali come Viagra, Cialis e Levitra si può avere una buona attività sessuale, ma quando la risposta alla terapia farmacologica viene meno si decide di impiantare una protesi.

In particolare mi occupo di pazienti affetti da diabete che hanno un danno del rivestimento interno delle arterie e riscontrano perciò gravi difficoltà nell’attivare l’afflusso di sangue. Ci sono poi dei pazienti affetti da induratio penis plastica, una condizione patologica che porta a un’alterazione dell’estetica del pene (deformazioni a clessidra, oppure incurvature verso l’alto o verso il basso) che molte volte è associata a un deficit su basi meccaniche veno-occlusive—per la forma del pene—ma anche a un condizionamento psicologico legato alla deformità.

Ci sono infine i pazienti oncologici, quelli che hanno subito una chirurgia pelvica per tumore della prostata o del colon. Tutti hanno come effetto collaterale una disfunzione erettile cronica che il più delle volte non risponde alle cure farmacologiche.

protesiCome si impianta la protesi?
La tecnica che uso per l’impianto delle protesi è chiamata mini-invasiva e l’ho messa a punto durante un lungo periodo di formazione negli Stati Uniti. Sono stato il primo in Italia e sono l’unico in Europa; ho imparato la tecnica da un chirurgo che si chiama Paul Perito e che opera a Miami. Siamo 3-4 nel mondo a utilizzarla.

La protesi ha 3 componenti: un reservoir, ovvero un pallone, che viene posizionato vicino alla vescica, due cilindri che si gonfiano con l’acqua e poi un piccolo meccanismo che va nello scroto. Azionando questo meccanismo, l’acqua del reservoir riempie i cilindri, il pene si gonfia e va in erezione. L’intervento chirurgico dura circa 20 minuti.


Come funziona, meccanicamente, la pompa?
L’afflusso di sangue viene semplicemente sostituito dall’afflusso di soluzione fisiologica. La pompa si attiva facendo delle piccole pressioni continue sul bulbo che si trova nello scroto. L’erezione completa si ottiene in 30-40 secondi.

Quali sono i rischi?
Il rischio di questo tipo di intervento è l’infezione. Ma la mia tecnica, essendo mini-invasiva e molto rapida, li annulla quasi del tutto.

Al momento è la tecnica più avanguardista che esiste?
Sicuramente è la meno invasiva. Ha degli aspetti tecnici peculiari. L’esito dell’operazione, comunque, non dipende dalla grandezza del taglio chirurgico (che in questo caso è di appena 2 cm) ma dal modo in cui la protesi viene inserita.

Dal punto di vista psicologico, i pazienti sono spaventati? Ce ne sono alcuni che rinunciano?
Questo è un tipo di chirurgia in cui è fondamentale l’empatia con il paziente. Il fatto stesso di confessare un problema di erezione costa molta fatica, se poi non c’è corrispondenza emotiva con chi deve risolvere il problema, il paziente non accetterà mai di mettersi una protesi: la prima reazione è sempre di rifiuto. Spiegando con grande pazienza che l’operazione è l’unica possibilità per avere un’attività sessuale normale, pian piano, il paziente prende consapevolezza ed accetta con serenità la protesi. Quello che dico sempre è che non è necessario avere 100 rapporti al mese, ma è importante avere la possibilità di poterli avere, quando serve.

Ho un gruppo di ascolto in cui chi ha subito l’operazione racconta la sua esperienza a chi sta per affrontarla. I pazienti hanno la voglia e la necessità di raccontarsi.

Come riesce a rassicurarli?
Ormai siamo diventati un club. Ho un gruppo di ascolto in cui chi ha subito l’operazione racconta la sua esperienza a chi sta per affrontarla. I pazienti hanno la voglia e la necessità di raccontarsi. Il problema di questo tipo di operazione è che non esiste il passaparola, gli uomini non ne parlano tra loro. Nel 70 percento dei casi, poi, non se ne parla nemmeno con la compagna. C’è una chiusura mentale che appartiene all’uomo in sé in merito a queste tematiche.

La prima domanda che ti fanno è “dove si trova la pompetta?”, perché temono che l’impianto si veda. Invece, essendo interno all’organismo, questo problema non si pone.

Ha avuto casi di rigetto, fisico o psicologico?
No, le nuove protesi hanno un rivestimento interno di antibiotico che viene rilasciato per un mese. Questa cosa ha abbassato moltissimo il rischio di infezione quasi allo 0 percento.

A livello psicologico, invece, la preparazione fa tanto; è difficile che qualcuno rifiuti l’operazione dopo essersi confrontato con chi ha avuto la stessa esperienza e dopo essere stato informato su tutti i possibili rischi e benefici.

I pazienti, quindi, sono tutti soddisfatti?
Certamente. Con la protesi diventi come una donna, puoi avere rapporti infiniti e vivere la sessualità in modo completamente diverso: si ha un’erezione finché non si sgonfiano i cilindri. La sensibilità, inoltre, non viene in alcun modo alterata. Anzi, non avendo più il problema psicologico dell’erezione, l’uomo diventa più sereno e può concentrarsi completamente sul partner.

E i costi?
I costi purtroppo sono alti, perché ancora non c’è molta diffusione. I primi interventi al seno, per esempio, erano carissimi. Poi pian piano sono diventati più abbordabili economicamente, adesso si regalano per il compleanno. Per l’implantologia peniena siamo intorno ai 10.000 euro solo per il costo della protesi.

I suoi pazienti, quindi, sono mediamente ricchi?
Non direi, è una questione di priorità. Alla fine con 10.000 euro puoi comprare un’utilitaria, e quella se la possono permettere più o meno tutti. Quello che veramente conta è la motivazione a risolvere un problema così importante per la qualità di vita.

Il Dott. Antonini intervistato da Antonella Di Biase (Motherboard).
© Antoniniurology


Fonte: Motherboard


 

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