Roma, 20 ottobre 2018 – Per chi ha un tumore alla prostata e deve subirne l’asportazione radicale c’è un’opzione hi-tech, che prevede un intervento di chirurgia robotica seguito dall’impianto di una protesi del pene. Se ne parla oggi a Roma presso la Casa di Cura Quisisana nel corso del convegno Tumore della prostata: dalla malattia alla riabilitazione sessuale, durante il quale sarà mostrata live in streaming la doppia operazione.

La chirurgia ha totalizzato più di 200.000 visualizzazioni online.

Questo approccio, spiega Gabriele Antonini, urologo dell’Università Sapienza di Roma e organizzatore dell’evento, ha pochissimi rischi. “L’intervento con il robot è mini-invasivo, si opera attraverso una piccolissima incisione e si finisce in pochissimo tempo, e in questo modo il rischio di lesioni funzionali è minimo. Anche l’inserimento della protesi di ultimissima generazione è estremamente veloce appena 15 minuti, è un intervento semplice che permette però di riguadagnare una vita sessuale per i pazienti con un rischio d’infezione del device protesico praticamente azzerato. Questo aspetto è molto importante perchè ormai i tumori della prostata sono diagnosticati sempre prima, anche a 50 anni, un momento della vita in cui si è ancora attivi”.

Secondo Antonini sono circa 3mila le persone che ogni anno in Italia potrebbero sottoporsi al doppio intervento. “Esprimiamo il massimo delle potenzialità in questo settore – afferma Michele Gallucci, urologo degli Ifo di Roma, l’altro organizzatore -. Non c’è solo la chiurgia o la radioterapia, che risolvono il problema, discuteremo di tutto questo anche perché ci sono novità continue”.